Mancava poco ormai, dopo l’ultima curva sarebbe arrivata. Il taxi si fermò proprio davanti al cancello d’ingresso; lei pagò, scese e l’autista l’aiutò con la valigia. Proprio in quel momento, alzando lo sguardo verso Viale dei Colli vide il Santuario della Madonna di Lourdes tutto illuminato. Lo prese come un augurio di buon auspicio. Citofonò, la voce di sua madre chiese “chi è?” Lei rispose e quando sentì scattare la serratura, il cuore cominciò a batterle forte. Non poteva più tornare indietro. Tra poco l’avrebbe rivista, come l’avrebbe trovata? Quando uscì dall’ascensore, vide la porta socchiusa e quasi si sentì mancare per l’emozione. Si fece forza ed entrò.
-Mamma…? – chiamò incerta.
In quel momento la madre uscì dal soggiorno e le andò incontro.
-Hai tagliato i capelli…- disse con tono offeso.
Carlotta si toccò istintivamente la testa mentre la sua indecisione si trasformò in rabbia. Poi guardò meglio sua madre e si accorse che anche lei aveva i capelli più corti. No… non era esattamente vero. Aveva una parrucca e questo voleva dire molte cose. La sua rabbia svanì di colpo, provando invece una gran compassione e tenerezza per la donna che aveva di fronte. Senza più esitare le corse incontro e l’abbracciò stretta, quasi per proteggerla dal male che l’aveva colpita ma, soprattutto, dalla vita.
Linda ebbe un moto di sorpresa ma poi si abbandonò a quell’abbraccio e cominciò a piangere.
-Sei tornata…! Come sono felice…! Finalmente sei qui!-
Carlotta la scoprì incredibilmente indifesa, bisognosa d’aiuto; poi la scostò con delicatezza e guardandola negli occhi chiese:
-Come stai… adesso? –
-Be…ne. Scusami… Adesso sto bene. – rispose asciugandosi le lacrime.
-Vai dai tuoi fratelli… Sono in camera loro. Ti stanno aspettando.- si allontanò indicando la porta della camera di Federico e Filippo.
Quasi in punta di piedi Carlotta si diresse verso la porta socchiusa, bussò leggermente poi, senza aspettare risposta, entrò. I due bambini stavano seduti per terra, sul tappeto cosparso di giocattoli. A Carlotta parvero due passerotti spauriti che aspettavano nel nido e sentì che il nodo gelido che sentiva in petto si stava sciogliendo in una infinita tenerezza. Come la videro, i due bambini si alzarono in piedi di scatto e le corsero incontro facendole festa.
-Carlotta…! Sei arrivata! Finalmente! –
Lei si chinò e cominciò ad abbracciarli e baciarli ripetendo e confermando che si, era arrivata, che adesso era lì con loro ed intanto pensava: “Adesso tutto ricomincia”.
I suoi fratelli e lui ebbero ognuno la propria camera e, quasi per ricordare la disposizione della casa, Patrick fece il giro di ogni stanza.
Grazie alla cura e al lavoro quotidiano di sua madre e di Isabel, tutto era pulito e in perfetto ordine.
L’imponente soggiorno con la veranda da cui si poteva scorgere uno fetta di lago, poi lo studio-biblioteca di suo padre e, dopo una piccola anticamera la zona-notte con la grande camera da letto dei suoi genitori e quelle dei tre figli. La stanza che era stata di Denis fungeva ormai da camera per gli ospiti, lui infatti era da tempo sposato, aveva due figlie e abitava in un quartiere di villette poco lontano dalla casa dei genitori.
Suzanne, che non era sposata e per lavoro cambiava città e casa ogni tre-quattro anni, usava la sua camera ogni volta che tornava a Ginevra a trovare i genitori, infatti la stanza conservava evidenti tracce dei suoi passaggi.
Da molto tempo non ritornava con la memoria ai tanti giochi che faceva con i suoi fratelli più grandi, Denis aveva quasi dieci anni più di lui e Suzanne, otto. Patrick era il “cucciolo” di famiglia, coccolato e vezzeggiato finché i due fratelli maggiori non andarono all’università.
Per tutta la sua infanzia Denis aveva rappresentato per Patrick un modello da imitare. Tranquillo, sicuro di sé, sapeva sempre come affrontare ogni situazione. Suzanne era quella che più giocava col fratello minore ma poi la vita, i diversi interessi, le ragazze per Denis ed i fidanzatini per Suzanne, allentarono i loro legami.
Le loro scelte di studi e poi lavorative rispecchiavano il loro modo di vedere il mondo. Denis gli disse più di una volta che a lui piaceva lavorare in banca e, dal canto suo, Suzanne era soddisfatta del suo lavoro che la portava a conoscere e ad abitare nelle più belle città europee.
E se dapprima le preferenze di Patrick per l’arte veniva accettata, quando lui scelse la facoltà di architettura, disapprovavano più o meno apertamente la sua decisione lavorativa. Fu a quel punto che lui si sentì sempre più diverso da loro, un corpo estraneo che sembrava fosse stato innestato per sbaglio nella famiglia Dubois.
Autore: Rosanna C. UNISON/ Pubblicazione: novembre 2018 / ISBN: 978-88-27848-64-7/Editore: Youcanprint/ Pagine: 352/ Prezzo: 18,90 euro
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